Sesso, Sessualità e Genere. Un Vademecum
Alessio Ponzio
Sesso
Il sesso è costituito dalle caratteristiche biologiche primarie (organi sessuali) e secondarie (differenze esteriori) che diverse società e culture associano all'essere femmina o maschio. Vagina, pene, gonadi (ovaie e testicoli), distribuzione dei peli, struttura muscolare, modulazione della voce ecc. definiscono oggi, nella maggior parte delle culture e sistemi sociali, l’appartenenza di un individuo al sesso femminile o maschile. Al di là di questi organi, il sesso di un individuo può essere determinato attraverso analisi ormonali e mappature cromosomiche. Alla nascita ogni persona viene solitamente classificata come femmina o maschio in base alla divisione vagina/pene. Il sesso biologico sembrerebbe essere dunque definito in modo binario. Presumibilmente, tutte le persone dovrebbero avere vagina o pene, ovaie o testicoli e due cromosomi X o un cromosoma X e un cromosoma Y.
Tuttavia, esistono in natura opzioni intermedie e non tutte le persone presentano delle caratteristiche biologiche femminili o maschili nettamente distinte. I fattori che determinano il sesso biologico sono molteplici e non possono essere ridotti esclusivamente alla differenza tra femmina e maschio.
Oltre alle configurazioni standard di femmina (XX) e maschio (XY), i cromosomi sessuali possono presentare anche altri modelli come XXY, X0, XX-XY, ecc. Gli ormoni sessuali femminili e maschili, cioè estrogeni e androgeni, sono presenti in percentuali diverse in tutti gli esseri umani e influenzano l'aspetto fisico di ciascuno di noi. Per quanto riguarda i genitali esterni, dobbiamo tenere conto del fatto che, oltre alla vulva e al clitoride, al pene e allo scroto, esistono organi che non corrispondono – per dimensioni o aspetto – a standard da noi stabiliti. Inoltre, bisogna tenere in considerazione la possibile presenza in un individuo di molteplici gonadi o di gonadi ibride (come il cosiddetto ovotestis). Le caratteristiche sessuali secondarie – la presenza o assenza di seno, pomo d'Adamo e barba, il tono della voce, la distribuzione del grasso corporeo, la struttura muscolare, la distribuzione dei peli, la larghezza dei fianchi e delle spalle – possono combinarsi tra loro in modi che si discostano dal canone da noi stabilito di femminile e maschile.
I fattori che determinano il sesso di una persona vanno al di là della netta distinzione binaria e si combinano in configurazioni che rendono la divisione femminilità/ mascolinità più fluida di quanto pensiamo. La combinazione dei fattori sessuali fa sì che, nella maggior parte dei casi, sia possibile indicare una persona come donna o uomo in base ai nostri standard. Ma esistono anche persone intersex. Con questo termine si indica una varietà di condizioni in cui una persona nasce con un'anatomia riproduttiva o sessuale che non sembra corrispondere alle definizioni “tipiche” di femmina o maschio. Una persona può nascere con un aspetto esteriore femminile, ma con un'anatomia prevalentemente maschile. Oppure una persona può nascere con genitali che sembrano essere una via intermedia tra quelli solitamente indicati come femminili e maschili. Infine, una persona può nascere con una genetica a mosaico, per cui alcune delle sue cellule hanno cromosomi XX e altre XY.
L’intersessualità ci permette di capire come il sesso non sia un binomio femmina/maschio, ma piuttosto una gamma di possibilità. Il sesso non è necessariamente bianco o nero. Tra queste due possibilità esistono infinite sfumature di grigio.
Il sesso, come la sessualità e il genere, ha una storia poiché il modo in cui esso è stato visto, percepito e interpretato non è immutabile. Dall'antichità fino al Rinascimento, per esempio, la maggior parte dei medici descrisse gli organi riproduttivi femminili e maschili come omologhi. Galeno – vissuto nel secondo secolo dopo Cristo – spiegò che donne e uomini avevano le “stesse parti.” La differenza tra donne e uomini era una sola. Le parti femminili erano all’interno del corpo, mentre quelle maschili erano esterne. Gli organi genitali femminili erano spesso indicati come organi maschili "minori" a causa delle differenze in dimensioni, colore e posizione. Parole come testicoli si applicavano sia alle parti riproduttive maschili che a quelle femminili, poiché si riteneva che entrambe producessero sostanze destinate alla riproduzione.
Il sesso è stato, e continua ad essere, costruito in modo diverso in base a variabili spazio-temporali. La storia ci permette di vedere come ciò che crediamo essere una essenza stabile sia in realtà fluida e oggetto di continua evoluzione. Allo stesso modo, il corpo intersessuale ci esorta a destabilizzare la rigidità del binario.
Sessualità
Con il termine sessualità indichiamo la pluralità di fenomeni psicologici e comportamentali relativi al sesso, inteso qui come attività sessuale. Al pari del sesso biologico e, come vedremo, il genere, il modo in cui la sessualità viene capita, percepita e vissuta dipende da tempo e spazio. La nostra comprensione della sessualità, così come il modo in cui la esprimiamo, è contestuale. Essa non è una essenza che esiste al di fuori della dimensione spazio-temporale. Il modo in cui concepiamo, esprimiamo e viviamo oggi la sessualità in Italia è diverso da come essa veniva concepita, espressa e vissuta nel nostro paese alla fine del XIX secolo o da come essa viene concepita, espressa e vissuta oggi in un altro spazio geografico. Un bacio sulle labbra, ad esempio, può essere un comportamento sessualizzato in una cultura, ma può avere un significato totalmente diverso in un'altra. Un comportamento pubblico accettato da alcune società potrebbe essere considerato completamente inaccettabile da altre.
Direttamente ricollegabile alla sessualità è l'orientamento sessuale. Esso indica l’attrazione sessuale e/o romantica verso altri individui. Come il sesso, l'orientamento sessuale non è binario, ma può essere inteso come una gamma di possibilità che include, ad esempio, persone eterosessuali, omosessuali, bisessuali, pansessuali, asessuali e aromantiche.
Genere
L'identità di genere e l'espressione di genere, come il sesso e la sessualità, sono costrutti socio-storico-culturali. Ogni società richiede che le persone ad essa appartenenti si comportino secondo regole acquisite attraverso specifici processi di socializzazione. I comportamenti previsti da una donna nell’Italia del XXI secolo sono diversi rispetto a quelli che ci si aspettava negli anni Cinquanta del secolo scorso o a quelli che si aspetta oggi in un paese diverso dall’Italia. Il modo in cui costruiamo e comprendiamo femminilità, mascolinità e tutte le opzioni intermedie tra questi due estremi dipende da tempo e spazio.
Quello che noi oggi indichiamo come genere è determinato da diversi fattori: l’identità di genere, il ruolo di genere e il genere dal punto di vista legale.
L'identità di genere è il senso di appartenenza a una categoria di persone socialmente riconoscibile. Essa è la sensazione interna e profondamente avvertita di essere donna o uomo, entrambi o nessuno dei due. L'identità di genere di una persona può allinearsi o meno con il genere associato al sesso biologico e può modificarsi nel corso della vita. L’identità di genere implica generalmente l’autoidentificazione di una persona lungo una vasta gamma di possibilità. Le persone possono autoidentificarsi come cisgender, transgender, agender, non-binarie ecc. Questa lista è solo indicativa e non esaustiva delle molteplici possibilità in cui ogni persona può riconoscersi.
A titolo esplicativo possiamo indicare come cisgender siano tutte quelle persone che si identificano con il genere assegnato loro alla nascita, mentre transgender siano tutte le persone che non si identificano con il genere assegnato loro alla nascita. Per persone agender intendiamo coloro che non si identificano come donna né come uomo, mentre le persone non-binarie hanno un’identità di genere che non si allinea con una concezione che separa nettamente donna e uomo. Le identità di genere possono variare considerevolmente a seconda della cultura di riferimento. Pensiamo, ad esempio, ai two-spirits. Tale identità di genere è culturalmente specifica e viene utilizzata da alcuni indigeni del Nord America per indicare una persona la cui identità di genere, identità spirituale e/o orientamento sessuale comprende sia “spiriti” maschili che femminili.
Il secondo fattore che contribuisce alla determinazione della categoria “genere” è il ruolo di genere, ovvero la presentazione esterna del genere secondo convenzioni sociali ben definite. La società si aspetta, in sostanza, che in base al genere assegnato alla nascita ogni persona esprima tale identità attraverso espressioni esterne (abbigliamento, acconciatura, trucco, impostazione della voce, ecc.) dettate dal sistema socio-culturale di riferimento. Ogni individuo può esprimere la propria identità di genere allineandosi o meno alle aspettative della società in cui vive.
Il terzo fattore è il genere legale, cioè il genere che appare nei registri di nascita e nei documenti ufficiali.
Identità di genere, ruolo di genere e genere legale possono coincidere. Tuttavia, non è detto che tale allineamento avvenga. L'identità di genere viene spesso cristallizzata nel binomio femminile/maschile basato sul sesso biologico assegnato alla nascita, ma l'identità di genere e l'espressione di genere, come il sesso e la sessualità, si muovono lungo un continuum, lungo una scala di grigi.
Genere Performativo
La filosofa americana Judith Butler ha spesso spiegato nel suo lavoro come il genere debba essere inteso come “performativo.” Il nostro genere è costituito e definito dai modi in cui esprimiamo la nostra identità nelle interazioni e nei comportamenti quotidiani. Tali espressioni e comportamenti, che definiscono l’“essere uomo” o l’“essere donna” nella società ciseteronormativa, non sono il risultato di una essenza immutabile ma frutto di ripetizioni “performative” prodotte e dettate dalla società in cui viviamo. L’“essere uomo” e l’“essere donna” sono definiti da una serie di comportamenti che interiorizziamo sin dalla nascita attraverso la ripetizione. La società stabilisce degli ideali di genere, dei modelli che ogni individuo viene spinto ad interiorizzare nel tentativo di incarnare completamente e perfettamente l’ideale.
Tutti noi operiamo all'interno di sistemi culturali che ci dicono “cosa è un uomo” e “cosa è una donna.” Questi sistemi sono modellati e mantenuti da norme sociali e producono a loro volta delle norme vincolanti. Tutti noi assumiamo tali norme, tali comportamenti e li ripetiamo continuamente tanto da percepirli come “naturali.” Queste norme, questi comportamenti sembrano dirci chi siamo. Rispettando le norme e ripetendo i comportamenti, non solo mostriamo di sostenerli, ma li consolidiamo. Ogni giorno, tramite la ripetizione, rinforziamo le norme di genere e costringiamo altre persone attorno a noi a fare lo stesso. Ripetendo specifici comportamenti di genere ogni giorno, li essenzializziamo. Li consideriamo parte della nostra essenza profonda. Chi non ripete correttamente quanto stabilito dal sistema sociale è esposto alla derisione e alla violenza delle altre persone, viene bandito, espulso, rifiutato e stigmatizzato.
Secondo Butler, anche se tutte le persone sono costrette a ripetere la “performance” di genere su base quotidiana, esse possono apportare delle modifiche più o meno evidenti alla ripetizione. Esse possono causare dei “gender troubles”, possono cioè inserire delle variazioni e creare una sorta di confusione “sovversiva” attraverso delle “performance” di genere che sfidano le aspettative socio-culturali. Le performance quotidiane, dunque, rivelano come il genere sia “costruito” e come la rigida “binarietà” possa essere messa in discussione
Secondo Butler i cambiamenti culturali, sociali e storici relativi al genere sono determinati dall’introduzione di variazioni nelle “performance.” Se tali variazioni hanno successo e ottengono il riconoscimento di un pubblico più o meno ampio, possono produrre delle innovazioni e possono trasformarsi col tempo in nuove regole potenzialmente sottoposte a nuove variazioni performative.
Genere e sessualità sono determinati da strutture sociali rigide che indicano chiaramente cosa è “norma” e cosa è “devianza”. Secondo Butler, nelle società occidentali dal sesso biologico binario è derivata una concezione binaria del genere che ha prodotto una distinzione rigida tra sessualità “normativa” e sessualità “deviante.” Tali strutture, nonostante la loro forza e la loro rigidità, possono essere “disturbate”. La resistenza contro le strutture può produrre cambiamento. Butler spiega che il genere è “performativo” per sottolineare come le “performance” di genere abbiano in sé una forza potenzialmente dirompente. Le performance “normative” garantiscono la stabilità del sistema, mentre le performance “non-normative” hanno la capacità di produrre innovazioni nel sistema.
Categorie Con Una Storia
Sesso, sessualità e genere hanno una storia. Queste tre categorie necessitano una continua contestualizzazione. Studi antropologici, storici e sociologici, che si focalizzano sullo studio di tradizioni e società in tutto il mondo, hanno dimostrato come identità e pratiche date per scontate (ed essenzializzate) siano in realtà espressioni di modelli culturalmente specifici, socialmente costruiti e storicamente contingenti.
Un risultato importante della globalizzazione della storia di genere è la decolonizzazione delle categorie sesso, sessualità e genere. Analisi storiche che si proiettano al di là dell’Occidente ci spingono ad evitare la (neo)colonizzazione di discorsi, concetti e parole. Tali studi ci permettono di capire in maniera molto evidente come il nostro modo di intendere sesso, sessualità e genere non sia universalmente valido.
Burrnesha albanesi, two-spirits nelle Americhe, bissu nel Sud Sulawesi, hijra in India, mahus in Polinesia e Hawaii e femminielli in Italia sono espressione di culture specifiche che devono essere comprese e studiate nella loro complessità socio-storico-culturale. Ogni sistema socioculturale produce delle categorie identitarie che vanno analizzate nel loro contesto.
Studiose e studiosi di sesso, sessualità e genere mettono in discussione la "naturalità" di tali categorie. Analisi storiche, antropologiche e sociologiche mettono in dubbio che esse siano astoricamente immutabili ed essenzialmente eterne. Lo studio della storia di sesso, sessualità e genere fa emergere l’estrema complessità degli esseri umani. Da studiose e studiosi cerchiamo di categorizzare, razionalizzare e semplificare. Ma oggetto della nostra analisi sono esseri umani che non possono essere facilmente categorizzati, razionalizzati e semplificati. Ogni essere umano comprende il proprio sesso, il proprio genere e la propria sessualità in modo personale e si auto-identifica come appartenente ad una categoria, ad un’altra o a nessuna. Le categorie ci aiutano a dare un senso a noi stessi, a chiamarci e ad etichettarci. Queste categorie, costruite socialmente, spazialmente e storicamente, mettono a nostra disposizione delle parole di cui abbiamo bisogno per parlare di noi stessi. Tuttavia, spesso le persone sfuggono alle categorie e alle cristallizzazioni. La categoria delinea il ruolo, ma ogni persona lo interpreta in modo del tutto particolare. Studiose e studiosi cercano di raccontare, analizzare e ricostruire gli infiniti modi in cui l’umanità ha dato corpo, discusso, interpretato e reinterpretato sesso, sessualità e genere.